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Adriano Costa, International Division of Labour – 2, 2014, wood, laminated marble, bags, plastic bags, belts, fanny packs, magazine, cardboard box , 50x384x500 cm (detail), courtesy Peep-Hole, Milano
ADRIANO COSTA | LA COMMEDIA DELL’ARTE | PEEP-HOLE
La galleria Peep-Hole di Milano, che si trova negli spazi una volta occupati dalla storica Fonderia Battaglia, apre la stagione espositiva con la prima personale di Adriano Costa (San Paolo, 1975) con La Commedia dell’Arte,
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Canon EOS 5D Mark II
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100
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f/20
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6"
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59mm

Adriano Costa, International Division of Labour – 2, 2014, wood, laminated marble, bags, plastic bags, belts, fanny packs, magazine, cardboard box , 50x384x500 cm (detail), courtesy Peep-Hole, Milano

ADRIANO COSTA | LA COMMEDIA DELL’ARTE | PEEP-HOLE

La galleria Peep-Hole di Milano, che si trova negli spazi una volta occupati dalla storica Fonderia Battaglia, apre la stagione espositiva con la prima personale di Adriano Costa (San Paolo, 1975) con La Commedia dell’Arte,

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THE OTHERS FAIR | THE WILD SIDE | 6 – 9 NOVEMBRE 2014 | TORINO, EX CARCERE LE NUOVE

Quattro giorni di mostre, performance, concerti e djset, rivolti a un pubblico vasto ed eterogeneo, si succederanno nell’unico contenitore dell’ex carcere Le Nuove di Torino con focus e appuntamenti serrati nei tanti e diversi ambienti che compongono la location.

The Others, osservatorio sulla creatività emergente italiana e internazionale, compie quattro anni e conferma l’attitudine alla sperimentazione. Abbandona ogni ipotesi di sicurezza per esplorare “il lato selvaggio”, più libero, difficile da definire e categorizzare. Il tema di questa edizione è infatti The Wild Side,[…]

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ET IN PROFUNDO EGO… CORPOGRAFIE DI GIAN PIERO GASPARINI
Nel corso del tempo la biografia pittorica di Gian Piero Gasparini ha continuato ad evolversi in una progressiva accentuazione del segno e in una saturazione del fondo, che hanno dato alla serie Profundum Nigrum un’impronta rappresentativa dell’attualità di un tempo, il tempo pittura, essenzialmente in divenire e aperto a ulteriori inedite possibilità.
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CASIO COMPUTER CO.,LTD. EX-Z850
Aperture
f/4
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1/125th
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14mm

ET IN PROFUNDO EGO… CORPOGRAFIE DI GIAN PIERO GASPARINI

Nel corso del tempo la biografia pittorica di Gian Piero Gasparini ha continuato ad evolversi in una progressiva accentuazione del segno e in una saturazione del fondo, che hanno dato alla serie Profundum Nigrum un’impronta rappresentativa dell’attualità di un tempo, il tempo pittura, essenzialmente in divenire e aperto a ulteriori inedite possibilità.

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AREA35 ART FACTORY | ART MARKET BUDAPEST 2014 | GIAN PIERO GASPARINI | ALESSIO GIRELLA

AREA35 ART FACTORY | ART MARKET BUDAPEST 2014 | GIAN PIERO GASPARINI | ALESSIO GIRELLA

Area35 Art Factory è lieta d’invitarvi alla fiera d’arte contemporanea

ART MARKET BUDAPEST 2014
ottobre 9-12, 2014

stand numero G118, padiglione B

MILLENARIS CULTURAL CENTER, BUDAPEST, UNGHERIA

Preview mercoledì 8 ottobre 2014, ore 17.00
Cerimonia di apertura mercoledì 8 ottobre ore 19,00

gli orari di apertura della mostra sono i seguenti:

giovedì, Ottobre 9, 2014: 11:00 am – 8:00 pm
venerdì,…

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L’ultima serie pittorica di Gian Piero GaspariniProfundum Nigrum, è un centro da cui s’irradiano linee che identificheremo nei seguenti punti:

1.       Intimismo

2.       Matericità

3.       Corpo

La pittura, oltre che cosa sacra, è un fare ed è bene ricordare che passa attraverso una diretta espressione sensibile, l’atto del dipingere.

Nel corso del tempo la biografia pittorica di Gian Piero Gasparini ha continuato ad evolversi in una progressiva accentuazione del segno e in una saturazione del fondo, che hanno dato alla serie Profundum Nigrum un’impronta rappresentativa dell’attualità di un tempo, il tempo pittura, essenzialmente in divenire e aperto a ulteriori inedite possibilità. 

Profundum Nigrum è infatti un lavoro in fieri  -in progress, direbbero gli inglesi-  al quale gli antecedenti storici, le serie FacesLogosAmerikaosStreet Heart si relazionano in modo sempre più distaccato. Grazie alle ultime opere, vengono di fatto rivelate alcune informazioni pittoriche che erano custodite in potenza nelle precedenti, ma che non potevano essere decriptate. Aggiungendo così un valore e una nuova vita a tutto quello che pensavamo di conoscere.

Profundum Nigrum  rappresenta dunque una novità, sia per la fisicità dell’inedita produzione artistica, che per il suo retroterra teorico. Nuovi input che ci accompagnano nell’esplorazione di territori concettuali individuabili in:

  1. Intimismo (il passaggio da uno sguardo rivolto alla coralità, alla collettività, a uno, appunto, più intimista)
  1. Matericità (il segno, che in questa serie assume un ruolo deciso e attivo)

Elementi che concorrono a precisare il soggetto principe di Profundum Nigrum, il corpo, nella duplice espressione del suo “proprietario” (spesso) assente e della sua storia.

Da uno sguardo di tipo “collettivo”, in cui il punto focale  era rappresentato dal ritratto, Gian Piero Gasparini è ora giunto a un approccio per dir così di carattere più intimista, ciò che del resto era presente -come si è detto in potenza-  nella serie Street Heart, dove i soggetti raffigurati erano i volti di persone scelte casualmente ed eternate sulla tela per quel loro proprio certo-non-so-che.

Ma qui l’ingresso in questa sorta di privacy epistemica scende a un livello al contempo profondo e universale, identificando il corpo non solo come il punto zero dell’orientazione pittorica, ma anche come il controcanto di quella sua duplice accezione che il filosofo Edmund Husserl identificò nel Körper (il-corpo-come-oggetto-naturale) e nel Leib (il-corpo-come-corpo-animato). Qui Gian Piero Gasparini non solo indaga il corpo come materiale pittorico -il soggetto/oggetto tributato per la sua bellezza in sé-  ma anche il corpo come superficie su cui attuare la ri-armonizzazione di una corpografia.

Nella serie Profundum Nigrum  l’esteriorità profonda del volto passa dunque all’esteriorità profonda del corpo individuato e singolo, umano e animale, animato e non, enfatizzandone le peculiarità anatomiche attraverso l’applicazione, sulla composizione già in atto, di brandelli di tela strappata. Tecnica che per reminiscenza fa riandare col pensiero alla precedente serie Brandelli d’Italia, con la differenza sostanziale che Profundum Nigrum rappresenta quella che, con lo scrittore André Malraux, potremmo chiamare La Condition humaine  dell’oggi (condizione che invero è tale per ogni epoca umana). A prescindere dall’indubitabile progresso dell’impresa scientifica e tecnologica -che ci ha semplificato la vita-, la risposta alla domanda sul senso stesso di questa vita resta inevasa: il vuoto è colmato dai lacerti di tela strappata di Profundum Nigrum, che stanno a simbolizzare le ferite, i segni della vita, i mali dell’anima e che sono al contempo il corredo medicamentoso e costitutivo dello stesso essere dell’uomo, spirituale e corporeo.

Il nuovo corso pittorico di Gasparini  rappresenta il ripiegamento interiore dell’essere umano in quanto tale, con le sue ansie, passioni, sentimenti e pensieri, denotando però un afflato di ordine collettivo, che per reminiscenza ritroviamo nel “Mistico” del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein: l’inanità del progresso tecnico di fronte alle domande fondamentali della vita (“Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere”, L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 1921). Concetto che ritroviamo, espresso nel linguaggio visuale/simbolico dell’arte, nei soggetti di Gian Piero Gasparini, dove i frammenti di tela rappresentano fisicamente le cicatrici della vita e simbolicamente l’ineffabilità del suo senso. Questi brani di tela applicati sul tessuto connettivo della trama pittorica sono le “garze” che ricostruiscono le anatomie dei corpi, lacerazioni materiche che ne rappresentano il controcanto narrandone in certo senso la storia, la corpografia appunto: gli inserti di tele strappate di Gasparini segnano un sentiero,  una linea verbo/visuale, le lacerazioni, i rattoppi della vita e del corpo, le tracce resocontative di una storia  attraverso la voluta esibizione, sul derma pittorico, dei filamenti di tela strappata come vene pulsanti.

Con Profundum Nigrum  la figura viene ad essere dunque il territorio attraversato da solchi, tracce segniche, elementi materici che ne definiscono la superficie narrativa, rispetto alla quale il fondo costituisce l’elemento imprescindibile della composizione nella sua integrità.

Da qui il senso del titolo della serie Profundum Nigrum, tributo caravaggesco che spazia, attraverso queste figure ambrate che si stagliano lucide sul nero profondo, a Maestri del passato, una volta che se ne sia appresa la lezione, come Klimt, Mucha e Dürer.

Dando forma e sostanza a  un espressionismo supercontemporaneo, dove la materia si fonde con la pittura ri-attualizzando precisi valori iconografici e ri-orientando l’attenzione dall’espressività del soggetto/oggetto all’espressività del corpo, oggetto/soggetto di ascrizioni segniche: le summenzionate corpografie, la ricostruzione operata attraverso l’applicazione di brani di tela strappata come universo di discorso, sia pittorico che simbolico, dietro al quale l’identità del soggetto è surdeterminata, celata in modo da permettere a quelle stesse ascrizioni di sopravvenire rispetto al già-dato dell’oggetto/soggetto, il corpo in quanto Körper e Leib.

Una produzione d’arte, questa di Gian Piero Gasparini, che tributa i “grandi” rinnovandoli con un discorso personale e inedito: questo è vero sia sul terreno del fare pittura e della storia della pittura, che su quello più “astratto” e depositario di contenuti metateorici, che dal cielo iperuranio della filosofia fenomenologica “atterrano” su quello stesso terreno scabro. Si è parlato a tal proposito di “supercontemporaneità”, perché non solo l’arte è sempre contemporanea -per dirla con uno slogan-, ma anche e soprattutto perché essa è fedeltà al presente: l’opera d’arte, se è tale, ci deve riguardare tutti, ci deve raccontare una storia, che sia e possa essere -anche-  la nostra storia e l’artista, dal canto suo, ha da esser capace di rinnovarsi senza tradirsi – e senza tradire il presente, rispettando il passato, con lo sguardo proiettato nel futuro.

Nel percorso artistico di Gasparini Profundum Nigrum  sintetizza questo assunto e rappresenta di par suo un punto di svolta: dopo l’ubriacatura visiva del corpo, vuoi esibito come mezzo espressivo diretto, vuoi declinato come soggetto/oggetto della rappresentazione nei media differenti, ora urge  “sentirne” l’ineffabilità, senza troppi punti esclamativi.

Non sono tanti, al momento, gli artisti che vi riescono degnamente. Ma fra questi pochi certamente v’è Gian Piero Gasparini.
 

ET IN PROFUNDO EGO… CORPOGRAFIE DI GIAN PIERO GASPARINI L’ultima serie pittorica di Gian Piero Gasparini, Profundum Nigrum, è un centro da cui s’irradiano linee che identificheremo nei seguenti punti:

La galleria Menhir Arte Contemporanea ha il piacere di presentare Monos, personale dell’artista Gianfranco Zappettini a cura di Alberto Zanchetta. La mostra, in collaborazione con la Fondazione Zappettini e l’Archivio Opere, inaugurerà sabato 18 ottobre alle ore 18.30 nella sede espositiva di via A. Manzoni 51 a La Spezia.

La mostra focalizza l’attenzione sulla produzione degli anni ’70: una ventina di opere sul tema del bianco, inteso come condizione primaria, di azzeramento, che appartiene a quella che è stata definitiva Pittura Analitica e alla quale il maestro fa parte. Oltre alle opere storiche sarà esposta anche una selezione di opere più recenti che riprendono il tema iniziato quarant’anni prima.

A cavallo degli anni Sessanta e Settanta Gianfranco Zappettini si è dimostrato refrattario alle tinte forti e vivaci, è anzi giunto a formalizzare un diafano spettro luminoso; un bianco autogeno che si fa latore di messaggi-non-detti (è come se l’austerità dell’incolore diventasse improvvisamente assertiva). Zappettini, infatti, è stato tra i primi a capire che non ci si può limitare a enunciare il linguaggio della pittura, consapevolezza che l’ha indotto a evidenziare l’atto stesso del dipingere. Per l’artista la superficie deve ancor oggi essere incontaminata, autonoma: non una semplice indagine di superficie bensì un’indagine interna, come dimostrano le numerose stratificazioni di questi dipinti. Grazie a una tavolozza giunta a un radicale degré zéro e a un quadro consacrato ai minimi termini, l’artista si sforza di rendere possibile l’incolore.

Come scrive lo stesso Zappettini sulla rivista “Paint” nel ’74:

La pittura per me è da intendere come radicalizzazione dell’indagine sulla superficie pittorica, dopo aver operato un azzeramento che nulla conceda alla rappresentazione e permetta invece un’analisi sugli elementi linguistici di base

Lungo tutta la sua ricerca, l’artista ha continuato a interrogarsi sulle vibrazioni e le frequenze luminose della pittura, capaci di aggirare la monotonia attraverso impercettibili variazioni all’interno del campo neutro la cui reificazione differente genera un raffreddamento tanto concettuale quanto manuale.

A corredo della mostra sarà presentato il catalogo edito da Graphic & Digital Project, Milano, con un’intervista di Alberto Zanchetta all’artista. La mostra è un progetto di Menhir Arte Contemporanea.

Ufficio stampa:
Chiara Musso
info@menhirarte.com
mob,: +39 392 2766696

MENHIR
Arte Contemporanea

via Alessandro Manzoni, 51
19121, La Spezia
Tel.: + 39 0187 731287
Mob.: + 39 349 5371270
info@menhirarte.com
www.menhirarte.com

GIANFRANCO ZAPPETTINI | MONOS | MENHIR ARTE CONTEMPORANEA La galleria Menhir Arte Contemporanea ha il piacere di presentare Monos, personale dell’artista Gianfranco Zappettini…
Michael Bevilacqua, Electric Chapel: the Spiritual in Art, installation view, courtesy The Flat-Massimo Carasi, Milano
MICHAEL BEVILACQUA | ELECTRIC CHAPEL: THE SPIRITUAL IN ART | THE FLAT MASSIMO CARASI
Michael Bevilacqua (1966; vive e lavora a N. Y.) torna a Milangeles per la sua quarta personale da The Flat – Massimo Carasi con Electric Chapel: the Spiritual in Art, inedita produzione artistica che segna un altro passo avanti nel corso della fortuna espositiva dell’artista N. Y. based
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Nikon D90
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f/5,6
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1/30th
Focal Length
22mm

Michael Bevilacqua, Electric Chapel: the Spiritual in Art, installation view, courtesy The Flat-Massimo Carasi, Milano

MICHAEL BEVILACQUA | ELECTRIC CHAPEL: THE SPIRITUAL IN ART | THE FLAT MASSIMO CARASI

Michael Bevilacqua (1966; vive e lavora a N. Y.) torna a Milangeles per la sua quarta personale da The Flat – Massimo Carasi con Electric Chapel: the Spiritual in Art, inedita produzione artistica che segna un altro passo avanti nel corso della fortuna espositiva dell’artista N. Y. based

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